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La Grande Crisi è finita? Terza puntata

giovedì 29 aprile 2010 di Marco Mandelli

Forse è appena incominciata: nel senso che è solo l’antipasto di quello che ci aspetta. Non voglio fare il menagramo e/o il pessimista ad oltranza. Ma nemmeno l’ottimista a tutti i costi, tipo “brindisi sul Titanic che affonda”.

Intanto è di questi giorni (fine aprile 2010) la crisi finanziaria della Grecia, che sta creando un “effetto domino” a livello europeo; oltre alla Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia sono nell’”occhio del ciclone”, con il declassamento dei loro debiti, fluttuazioni delle borse e svalutazione dell’Euro.

Per capire cosa sta succedendo è sufficiente analizzare i fatti.

1. Le grandi banche continuano con il “business as usual”, cioè vanno avanti come se niente fosse, come se la grande crisi economica e finanziaria mondiale di questi ultimi due anni non fosse mai iniziata: continuano a proporre i “derivati spazzatura” e continuano a dare stipendi d’oro ai loro manager (o magnager?) e dirigenti. 2. L’economia mondiale stenta a ripartire, perché manca la “locomotiva”; per 50 anni (dal 1950 al 2000) le “locomotive”sono state Stati Uniti d’America, Giappone e Germania. Dal 2000 è cominciato il declino della potenza USA (con il crollo della borsa legato alla “bolla internet”), il Giappone si è fermato e la Germania ha scontato il costo della riunificazione. Nel frattempo è sopraggiunta la Cina, che è diventata la “fabbrica del mondo”; la Cina ha retto alla crisi meglio degli altri paesi, perché ha compensato il calo delle esportazioni con la creazione di domanda interna (infrastrutture) che hanno mantenuto l’occupazione; tutti osservano con attenzione (e preoccupazione) la Cina, perché è l’unica nazione che può far rimettere in movimento il meccanismo 3. L’Africa è la grande “malata” del mondo, sempre uguale a se stessa: terra di conquista per le nazioni ricche (compresa la Cina), decine di milioni di persone combattono con fame e malattie sotto il giogo di squallidi dittatori al soldo delle multinazionali 4. L’Unione Europea è in una situazione difficile, stretta tra Asia e nord America; è un continente in declino, poco dinamico , grasso, un “nano politico”, con miliardi di euro spesi per mantenere milioni di anziani, giovani disoccupati o male occupati; in Italia, inoltre, abbiamo un debito pubblico mostruoso, non c’è una politica industriale, non si investe in infrastrutture e le varie mafie arraffano quel poco di ricchezza che è rimasto.

Con un “quadretto” del genere è difficile immaginare che tutto possa tornare alla “normalità”.

Certo, ci sono pur sempre due miliardi di indiani e di cinesi che, presto o tardi, diventeranno “consumatori” e sono loro che faranno da traino all’economia mondiale. Ma il mondo non sarà più lo stesso. I paesi “occidentali” (USA, UE, Giappone) dovranno per forza cambiare stili di vita, perché la loro crescita (il famoso PIL) rimarrà per molti anni molto bassa: la loro popolazione ha già tutto quello che le serve (a parte qualche nuovo televisore 3D/HD, qualche telefonino di ultimissima generazione “che fa anche il caffè”, e l’ultimo modello di playstation per rincoglionire ulteriormente le giovani generazioni).

I “famosi” 2 miliardi di cinesi e indiani (300 milioni di cinesi già “consumano” come gli occidentali) vorranno anche loro una casa decente, un’automobile, un frigorifero, una lavatrice, detersivi “per un bucato più bianco” , un televisore al plasma, ecc.ecc.

Il Pianeta Terra è già oggi al collasso, spolpato da 1 miliardo di ricchi (cioè noi) che campano sulle spalle degli altri 6 miliardi di poveri: come farà a reggere l’urto di 2 miliardi di persone (senza contare gli altri: brasiliani, indonesiani, russi ecc.ecc.) che vogliono anche loro partecipare al “grande banchetto”?


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