La carità che uccide
giovedì 13 maggio 2010 di Marco Mandelli
LA CARITA’ CHE UCCIDE
E’ il titolo dell’ultimo libro di Dambisa Moyo, economista africana, nata in Zambia e laureata negli Stati Uniti d’America.
“Se ad un uomo affamato gli do un pesce, egli mangerà per un giorno; se gli insegno a pescare mangerà per tutta la vita”
E’ in sostanza quello che Dambisa Moyo sostiene da anni, in una battaglia culturale che si oppone al pensiero dominante nei confronti dell’Africa: carità “pelosa” per mettersi la coscienza a posto.
L’Africa è un continente sfortunato: secoli di colonialismo e sfruttamento da parte dell’Europa, hanno impoverito materialmente e soprattutto culturalmente i suoi abitanti. La Francia ha dominato (e domina tutt’ora) buona parte dell’Africa nord-occidentale. La Gran Bretagna ha invece avuto influenza sulla parte sud-orientale. Noi italiani ci siamo presi, nel corso del Novecento, quello che era rimasto, Libia e “Corno d’Africa” (Etiopia, Eritrea, Somalia). Più recentemente, le onnipresenti multinazionali USA hanno messo le mani sui preziosi giacimenti minerari degli stati centrafricani (Repubblica “democratica” del Congo e stati confinanti). Ancora più recentemente, la Cina sta portando avanti una politica di neo-colonizzazione dell’Africa, in funzione delle sue crescenti necessità di materie prime (petrolio in primis).

Che cosa fa il mondo per contrastare questo stato di cose? Poco, molto poco. Le varie agenzie delle Nazioni Unite e i governi del nord del mondo fanno la carità. Carità che poi finisce in buona parte nelle tasche dei vari dittatori che infestano l’Africa (è notizia di pochi giorni fa che, con fondi FAO destinati al GHANA, è stata acquistata della droga che doveva essere poi rivenduta in Italia).
A onor del vero, un esercito di “persone di buona volontà “, costituito dalle varie organizzazioni “non profit” e da molti religiosi, agisce per dare sollievo alla popolazione e, in qualche caso, per realizzare veri progetti di sviluppo.
E’ su questi progetti che occorre fare leva. Ma, soprattutto, occorre cambiare la “cultura della carità” che imperversa nelle nostre ricche nazioni “sviluppate”.
Vedo in televisione i “poveri negretti”, con la pancia gonfia ed il viso coperto di mosche, in braccio ad una madre smagrita e disperata ? Faccio una donazione di pochi Euro, via SMS o a mezzo carta di credito, e mi sono pulito la coscienza, fino al successivo telegiornale, guardato distrattamente all’ora di cena.

Dobbiamo invece prenderci le nostre responsabilità, di cittadini del “nord del mondo”, che basa buona parte del proprio benessere proprio sullo sfruttamento delle risorse del “sud del mondo”. Centinaia di milioni di persone, in Africa, Asia e sud-America, considerati solo come schiavi, ieri ma anche oggi, con nuove, moderne forme di sottomissione.
Dobbiamo comprendere che il nostro pianeta si prepara ad ospitare, entro il 2050, più di 9 miliardi di esseri umani. Solo con la SOLIDARIETA’ possiamo immaginare di superare le grosse sfide che ci attendono: esaurimento delle materie prime (in particolare quelle energetiche), diminuzione delle terre coltivabili a seguito dei cambiamenti climatici, conseguenti ulteriori migrazioni sud-nord, guerre per accaparrarsi le risorse, in primis l’acqua.
Dobbiamo consumare meno, e consentire alla metà del mondo che vive con pochi dollari al giorno di recuperare la dignità di essere umano. Diversamente la razza umana si auto-cancellerà dalla faccia della Terra.
sulle stesso tema vedi anche "L’Inferno e il Paradiso"
