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Il profitto ad ogni costo

sabato 5 giugno 2010 di Marco Mandelli

IL PROFITTO AD OGNI COSTO

Cina, maggio 2010. Nella mega-fabbrica elettronica FOXCONN (più di 400.000 dipendenti - tutti in un posto solo) vengono prodotti i gioielli tecnologici di APPLE, SONY, SAMSUNG, HP, DELL, NOKIA (e non solo). Peccato che nelle ultime settimane sono aumentati i SUICIDI. Come mai? Provate voi a lavorare per 10-12 ore al giorno, 7 GIORNI SU 7, senza ferie, e mangiare e dormire dentro la fabbrica (permesso speciale per uscire), il tutto PER 100 EURO AL MESE. Praticamente schiavi.

Carlo Marx si rivolta nella tomba. 150 anni buttati via. IL PIU’ GRANDE STATO COMUNISTA al mondo si comporta peggio degli industriali inglesi del 1800. D’accordo che i cinesi devono recuperare 50 anni di arretratezza economica (e lo stanno facendo a tappe forzate), d’accordo che hanno una cultura diversa, ma il troppo è troppo.

Italia, maggio 2010. In migliaia di comuni i Comitati locali per l’Acqua Pubblica stanno raccogliendo le firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, per la ri-pubblicizzazione dei Servizi idrici integrati.

Che cosa c’entra l’acqua pubblica con gli operai cinesi? C’entra eccome!

DIETRO C’E’ LA LOGICA DEL PROFITTO A QUALSIASI COSTO. Il profitto (l’utile dell’impresa) di per sé non sarebbe scandaloso. Senza il profitto l’economia non andrebbe avanti. Non ci sarebbero stimoli (anche per questo è crollata l’ UNIONE SOVIETICA). Ma la ricerca del profitto deve essere regolata, così come avviene nelle “socialdemocrazie scandinave”, dove vige la libertà di impresa e di profitto (si vedano i successi di multinazionali come ABB, ELECTROLUX, ERICSSON e NOKIA) ma lo stato vigila, programma, controlla.

In Cina, 30 anni fa, Deng Xiao Ping, il leader dell’epoca, disse: basta con il maoismo, l’unica possibilità per recuperare il tempo perduto è quella di buttarsi a capofitto nel business e diventare LA FABBRICA DEL MONDO; detto, fatto. A QUALSIASI COSTO. Certo, anche i cinesi si sono accorti che le loro città e molte delle loro campagne sono diventate invivibili e cominciano ora a preoccuparsi per l’ambiente. Ma gli stipendi tardano a salire. Fino a quando ci saranno milioni di giovani disposti a trasferirsi dalla campagne (come succedeva in Italia giustappunto 50 anni fa) attirati dal miraggio della grande città (lo cantava Giorgio Gaber: “come è grande la città, come è viva la città, piena di luci……”) perché aumentare gli stipendi? E’ una manna per le aziende americane, europee, giapponesi e coreane, che riescono a produrre pagando la manodopera con “un tozzo di pane”.

Ma torniamo a parlare di ACQUA. Le cosiddette “aziende municipalizzate”, cioè le aziende comunali che si occupavano di luce, acqua, gas e altri servizi, sono ora in gran parte privatizzate.

A2A (fusione tra AEM Milano e ASM Brescia), ACEA di Roma, IREN (recentissima fusione tra IRIDE – Genova e Torino - ed ENIA – Reggio Emilia, Parma e Piacenza), HERA (Bologna e Modena) ecc.ecc. si stanno lanciando a spada tratta, grazie alla recente legge sulla privatizzazione del ciclo delle acque, su quello che ormai è stato definito L’ORO DEL XXI SECOLO.

Le compagnie petrolifere sanno che il petrolio sta per finire, il gas metano finirà poco dopo. Per il carbone c’è ancora un po’ di tempo (diciamo un secolo), ma è sporco ed inquinante e finirà pure quello.

DI ACQUA CE N’E’ ANCORA TANTA (mal distribuita, come al solito). E allora cosa hanno pensato quei dieci / venti personaggi che comandano il mondo?

Visto che il petrolio sta per finire, i cinesi cominciano a chiedere aumenti di stipendio, i titoli-spazzatura (mutui sub-prime) sono diventati carta straccia, DOVE ANDARE AD INVESTIRE I CAPITALI, in attesa di trovare altre terre (LUNA E MARTE?) e popoli da sfruttare?

Ma c’è IL BUSINESS DELL’ACQUA!!! Senza petrolio si può anche vivere (fino duecento anni fa ancora non si utilizzava), ma SENZ’ACQUA NON SI PUO’ VIVERE. Un po’ quello che stanno facendo le multinazionali degli OGM (vedi MONSANTO); stanno tentando di brevettare tutto: piante, maiali transgenici, fra un po’ brevetteranno anche cloni umani (magari per farli lavorare in qualche fabbrica cinese). ACQUA, ACQUA, ACQUA: ormai la sognano anche di notte, pensando ai lauti profitti che ne deriveranno.

Ne sappiamo qualcosa noi abitanti dei dintorni di Latina, da quando, pochi anni fa, nella gestione dell’ATO4 (ATO – ambito territoriale ottimale, che comprende i comuni della provincia di Latina +i comuni di Anzio e Nettuno) è subentrata ACQUALATINA. ACQUALATINA è una società pubblico-privata, (ma sarebbe più giusto dire privato-pubblica) controllata da VEOLIA, multinazionale francese. Le tariffe idriche (acqua potabile, fognatura e depurazione) sono triplicate nel giro di pochi anni ed ogni anno aumentano del 5% minimo; basta tardare il pagamento di pochi giorni che arriva subito la lettera con la minaccia di riduzione del flusso idrico e di passaggio alle vie legali.

Per fortuna i cittadini si sono mobilitati. Raccolte in poche settimane centinaia di migliaia di firme. Cinque regioni hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto di privatizzazione delle acque. L’ACQUA è un bene troppo prezioso.

Dopo l’acqua privatizzeranno anche l’aria?


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